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Vita e pensieri di un (insolito) informatico

Manovra Monti pensioni: anni di contributi e percentuale dello stipendio #pensioni #monti #anni #percentuale #stipendio

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Mi preme fare un approfondimento sul tema delle pensioni a seguito delle proposte dell’attuale manovra pensionistica (quella che ci manderà in pensione a 70 anni per intenderci).

Il dettaglio si articola su due fronti distinti legati al cumulo degli anni di lavoro necessari ad andare in pensione e, soprattutto, alla percentuale con cui si andrà in pensione.

Geri's game - Pixar (1998)

Geri's game - Pixar (1998) - Avremo mai una vecchiaia tranquilla e una pensione decente?

Quanti anni di contributi per andare in pensione?

Il primo punto dolente della manovra riguarda il novero degli anni necessari per poter andare in pensione con questa nuova riforma. Il numero è magico. Per l’esattezza è “la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto“, ovvero 42 (Monti & co. devono aver letto la Guida galattica per autostoppisti) e minimo 66 anni di età (dal 2018).Dovremo avere 42 anni di contributi prima di poter andare in pensione. Facciamo un paio di esempi:

  • un ragazzo di 25/30 anni che è uscito dall’università e trova immediatamente lavoro a tempo indeterminato, a 67/72 anni andrà in pensione se non salta nemmeno una settimana di contributi pensionistici nella sua vita. Buon per lui :)
  • un ragazzo di 25/30 anni che è uscito dall’università e dopo 6 mesi trova lavoro precario per 6 mesi, poi sta fermo 3 mesi, poi di nuovo 6 mesi da supplente, poi nulla per altri 6 mesi, poi trova qualcosa ad un call-center per 3 mesi e così via. In 5 anni (prima di trovare un lavoro più stabile) ha magari versato contributi per la metà del tempo. Questo ragazzo andrà in pensione a 69/74 anni. Se si trovasse in questa situazione per 10 anni, lo stesso ragazzo di prima andrà in pensione a 72/77 anni.
  • un ragazzo di 25/30 anni che è uscito dall’università e trova lavoro dopo 6 mesi a tempo determinato per qualche tempo, poi, dopo un breve periodo di stop, viene accettato in un’azienda che gli propone il contratto a tempo indeterminato. Lavora per 30 anni, poi l’azienda fallisce e, a 55/60 anni si deve trovare un nuovo lavoro. A 55/60 anni? Glielo auguro di cuore, ma nel mercato del lavoro non è semplice e reintegrarsi ai livelli e con le mansioni precedenti, a 55/60 anni, non è detto che sia possibile. Spesso si deve trovare un lavoro part-time, magari sottopagato, come call-center o come promoter. Difficilmente sarà un lavoro continuativo. Difficilmente, a 60 anni, troverà un lavoro (per fare un esempio: un povero operaio si è suicidato pochi giorni fa: 53 anni)… bene, costui quando riuscirà a mettere da parte i 42 anni di contributi? E soprattutto, ci riuscirà? E cosa accadrà qualora non ci riuscisse? E i soldi versati all’INPS per 30 anni filati che fine fanno? Se li mangiano, come sempre, i politici che dopo 3 anni hanno diritto alla pensione da parlamentare?

Se sui libri di scuola le cose funzionano, il Sig. Monti e LA Fornero (che impari l’italiano…) non hanno fatto i conti con i casi reali. L’ipotesi che si vada in pensione attorno agli 80 anni, vista l’attuale situazione del mercato del lavoro e la non continuatività del lavoro, non è poi così tanto remota. E perché così tanto tardi? Semplicemente la formula pensionistica diventa contributiva. Qualora si volesse anticipare, si perderebbe il 2% per ogni anno di anticipo. Pertanto il ragazzo dell’ultimo esempio, se non trovasse lavoro, potrebbe, in linea teorica, andare in pensione con un quarto di quanto gli sarebbe spettato se non avesse avuto la sfortuna di venire licenziato perché l’azienda è fallita.

Uno schemino riassunivo su come saranno suddivisi gli incrementi degli anni di contributi esatti con cui si potrà andare in pensione (non scendo nel dettaglio di chi rientra o meno in quale categoria, in quale finestra ecc.):

  • 2012 – 42 anni e un mese uomini; 41 e un mese donne
  • 2013 – 42 anni e due mesi uomini; 41 e due mesi donne
  • 2014 – 42 anni e tre mesi uomini; 41 e tre mesi donne

Quanto prenderò di pensione?

Nota dolentissima della manovra, poco chiara e poco divulgata. Un dato che difficilmente si riesce a scovare è legato a chi, come me, ha iniziato da poco. Quanto prenderò come pensione? Se il mio stipendio sarà stato 1000€ per tutta la vita, quanto mi renderà lo stato negli ultimi anni che avrò davanti senza lavoro?

Mio padre, i vostri genitori ecc. in generale la generazione precedente andava in pensione con circa l’80% dello stipendio (il calcolo era basato sulla media degli ultimi cinque anni, se non erro). Pertanto 1000€ in tutti gli ultimi 5 anni avrebbero portato ad una pensione di circa 800€ mensili.

Ho cercato disperatamente informazioni in merito sulla rete e non ho trovato nulla di chiarissimo e definitivo, molta matematica e alcuni esempi degli anni passati. Su PMI.it (portale per la piccola media impresa) ho trovato alcune formule da applicare e attraverso Big G. ho trovato un pdf del Sole 24 Ore relativo al calcolo risalente al marzo 2010 (così da avere un’idea, almeno teorica, dell’andamento) [pdf: Percentuale pensione uscita lavoro] e un’applicazione online della Repubblica per il calcolo della pensione.

Facendo i diversi calcoli la forbice va da circa il 28% al 60%. La maggior parte ricade attorno al 50%, ovvero: a parità di stipendio (1000€) mio padre poteva prendere 800€ al mese, io ne prenderò circa 500€.

Tutto questo, ricordo, è valido oggi. Chi lo sa che leggi verranno emanate nei prossimi 40 anni, o se i calcoli fatti ora sono migliori e più vicini alla realtà rispetto a quando li fecero negli anni ’60 o, ancora, come si evolverà il mercato del lavoro e quali saranno i pesi e le tipologie delle politiche sovranazionali (Europa Unita per fare un primo esempio)?

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8 Risposte

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  1. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

    icittadiniprimaditutto

    12/03/2012 at 11:42

  2. Se il sistema fosse veramente contributivo ognuno di noi dovrebbe vedere restituiti tutti i contributi versati e i relativi interessi (a mio parere è nostro diritto, i contributi vengono prelevati dal nostro stipendio).
    In realtà il sistema è studiato in modo tale da derubarci dei nostri soldi.

    rob

    16/03/2012 at 20:55

    • Concorderei con te rob, a patto che si potesse anche scegliere A CHI versare i contributi e COME e in QUANTO TEMPO riprendeceli. Paradossalmente se un pensionato muore dopo un mese dall’ottenimento della sospirata pensione i suoi contributi, che seguendo il nostro ragionamento gli spettano e dovrebbero magari essere versati egli eredi, allo stato attuale scompaiono. Dovremmo sì rivedere tutto il sistema, ma lasciare anche la libertà a chi va in pensione di decidere quanto prelevare e di conseguenza per quanto tempo avere una pensione: metti caso che io rivolessi tutto subito per andarmene in Thailandia? Ci penserò io poi a mantenermi finchè crepo, ma poi non avrò più diritto a niente….sarebbe troppo comodo.
      Purtroppo far funzionare le cose così sarebbe troppo antieconomico per chi guadagna dalla poca trasparenza degli enti previdenziali e soprattutto si rischierebbe di poter responsabilizzare qualcuno se i denari spariscono: veniamo da cinquanta anni di calcoli demografici terribilmente semplici e clamorosamente sbagliati: chi ha mai anche soltanto detto “ops, scusate, era il mio incarico e ho sbagliato a fare i conti”?

      Serena

      28/02/2013 at 13:41

  3. Reblogged this on Su Seddoresu – Il Sanlurese.

    direkteur

    24/03/2012 at 23:10

  4. [...] la riforma delle pensioni del governo dei professori si andrà tutti in pensione un bel po’ più tardi (io continuo ad [...]

  5. [...] diverse manovre di aumento iva, di pensioni, di mercato del lavoro avanzate dall’attuale governo capitanato dal sig. Monti da un lato e [...]

  6. [...] andarci (ricordo sempre gli esodati, non ancora "sistemati" dalla Fornero e la quantità immane di contributi per andare in pensione con una [...]

  7. M ancora non avete capito che abbiamo a che fare con una classe politica di disonesti che per far cassa rubba solo nelle nostre tasche, e sono tutti daccordo.
    Quando ho fatto domanda di ricongiunzione è risultata non onerosa con una differenza di 35.000,00 € che non mi è stata restituita, è finita nelle casse dell’Impdap, oggi con 40 anni di contribuzione e tre di precoce, sono andato in pensione con il 77% sulla media degli ultimi 10 anni di retribuzione, in pratica con il giochetto delle aliquote hanno decurtato la pensione di 800,00 € annui.
    Voi come lo definite questo comportamento da chi dovrebbe garantire il diritto ai cittadini.
    Invece per non far perdere la pensione di circa 300.000,00 si milioni di € ai signori deputati che non terminano la legislatura con la data delle elezioni al 6 aprile 2013, non essendo stati rieletti, hanno pensato bene di spostare la data delle elezioni al 16 aprile per far scattare il diritto.
    Ma se la classe politica è lo specchio dell’Italia, siamo messi malissimo.
    La colpa è nostra che li abbiamo sempre votati e di fatto autorizzati a fare solo i loro interessi.

    Gerardo

    19/10/2012 at 13:20


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